
Mario Abagnale: A Stoccolma dopo vent’anni grazie a… Giovaz
Avremmo dovuto fare questa chiacchierata subito dopo la vittoria di Giovaz nel Derby femminile dei quattro anni a Torino (Anact Stakes Plus +), ma abbiamo preferito attendere un po’ per capire soprattutto i programmi e le sensazioni a freddo. Quello che conta è che Mario Abagnale, 38 anni, campano di Vico Equense, ma imprenditore alberghiero in quel di Montecatini, abbia riscoperto la propria passione grazie a questa cavalla e all’amicizia che da sempre lo lega ad Antonio Di Nardo. Una storia, quella ippica cominciata da bambino con il papà proprietario, ma mica un proprietario qualunque.
“I ricordi veramente arrivano più indietro, quando avevo sette/otto anni e con mio padre Antonio andavo all’ippodromo, ma i miei mi dicono che di fatto già a fine anni 80 ero entrato in un parterre o in una scuderia. La mia famiglia aveva storicamente i cavalli da Giuseppe Pietro Maisto e con il figlio enrico siamo praticamente cresciuti assieme. Abbiamo avuto tanti cavalli discreti, ma il campione è stato quel Fairbank Gi che in pochi mesi vinse Derby e Mangelli, era il 2005, e l’anno dopo affrontò anche la trasferta svedese per l’Elitloppet, cosa che a quel tempo non avveniva certamente spesso…”
Un amicizia quella con Antonio Di Nardo nata da ragazzi ancor prima che dentro a un ippodromo..
“Ma si, le nostre famiglie si frequentavano. Io abitavo a Sorrento e loro venivano spesso a trovarci. Poi quando lui ha intrapreso la carriera di guidatore ha iniziato anche a guidare qualche nostro cavallo. Quando è passato professionista collaborava con Vincenzo Tufano e noi avevamo qualche cavallo da loro.”
E c’entra anche nell’acquisto di Giovaz che avvenne alle aste Anact di Roma del 2023…
“Una storia, come spesso avviene per le belle storie, nata un po’ per caso: erano 3 o 4 anni che in famiglia non avevamo cavalli. Mio padre era un po’ di tempo che mi sollecitava a riprenderne. Andammo a Roma per il Derby e il giorno prima c’era appunto l’asta Anact, ma eravamo li per curiosare più che per altro. Non andammo a vedere neanche i cavalli nei box, ma quando Antonio vide Giovaz fuori dal tendone in attesa di entrare per l’Asta mi disse: “E’ questa la cavalla che dobbiamo comprare…” e così è andata.”
Una stagione a due anni eccezionale, la vittoria nel Gran Premio Anact, poi subito dopo il Gran Premio Masaf sembrava una marcia inarrestabile, invece l’anno successivo con i tre anni una serie di prove opache. Cosa è successo?
“Dopo la doppia vittoria decidemmo giustamente di darle un periodo di riposo. La cavalla rientrò a marzo a Firenze manifestando qualche problemino. La grande stima che avevo (e ho) per Gennaro Casillo ci ha spinto a fare qualche altro tentativo per cercare di trovare la soluzione a quello che sembrava un problema nascosto. A fine agosto dopo l’ennesima prova opaca decisi di provare a cambiare e mandammo la cavalla da Alessandro Gocciadoro. Anche lui nei primi mesi non riuscì a ottenere i risultati sperati, la cavalla pur evidenziando il suo potenziale non faceva le curve. Finchè un giorno suo papà decise di interpellare un suo amico osteopata. Lui e il dott. Orsi riuscirono finalmente a trovare il problema che riguardava non le gambe i muscoli o altro, ma il bacino. Curandola e soprattutto con tanta fisioterapia sono riusciti a risolverlo e ora finalmente abbiamo rivisto la vera Giovaz. Adesso ogni volta, 10 giorni prima di correre, fa delle sedute di fisioterapia e i risultati si sono visti.”
Ma in quell’anno in cui sembrava che non se ne venisse a capo. Da proprietario e soprattutto affezionato alla cavalla ti è mai venuta l’idea di mollare, di mandarla in allevamento?
“Non ti nascondo che soprattutto verso la fine dello scorso anno, quando sembrava che la soluzione fosse lontana, l’idea di mandarla a fare la mamma mi ha sfiorato in più di un’occasione. Fosse stata una cavalla, per così dire, “normale” lo avrei fatto, ma Alessandro Gocciadoro mi convinse del contrario: sapeva che era una cavalla importante, aveva bisogno solo di tempo. E poi in passato anche Ciro Di Nardo, il fratello di Antonio che l’ha addestrata, mi ha sempre detto che aveva mezzi fuori dal comune e quindi d’accordo anche con Antonio abbiamo deciso di aspettare ancora qualche mese e finalmente le cose sono andate per il verso giusto.”
E adesso?
“Abbiamo saltato Napoli e il Regione Campania solamente perché avendo corso due volte a breve per il Gran Premio a Torino intendevamo darle un po’ di riposo. E poi con Alessandro abbiamo deciso di puntare alla Svezia. Nel giorno dell’Elitloppet c’è l’Elite dei quattro anni e a Noceto sono convinti che lei possa fare molto bene. Io non posso che affidarmi a un professionista come lui e quindi a metà maggio partirà alla volta della Svezia. Corsi e ricorsi… dopo vent’anni esatti dalla partecipazione (sfortunata) di Fairbank Gi all’Elitloppet, una nostra cavalla tornerà a correre a Solvalla e speriamo stavolta da protagonista assoluta. Anche queste sono emozioni difficili da raccontare…” LM


