
Marco Scarton e Gianni Pino… alle vittorie non ci si abitua mai
Domenica prossima a Torino si disputerà l’edizione 2025 del Gran premio Allevatori – Masaf, quello che potremmo definire tranquillamente il Derby dei 2 anni. Il punto di arrivo della prima stagione di un puledro. Per i proprietari è anche il coronamento di una prima parte di una stagione esaltante visto che le prospettive per questi soggetti sono ovviamente interessanti anche per il prosieguo della loro carriera agonistica. Ci sono proprietari nuovi a questo genere di esperienze, altri che invece hanno vissuto già palcoscenici importanti, ma per tutti l’emozione, la tensione e l’adrenalina sono sempre alte. A certi appuntamenti non ci si fa mai l’abitudine.
A confermarcelo è Marco Scarton che assieme all’amico di sempre Gianni Pino ha vissuto la fantastica epopea di Ringostarr Treb, un Elitloppet vinto, tanti altri trionfi e ora la soddisfazione di essere in pista in questo appuntamento fondamentale proprio con un figlio del cavallo del cuore di cui sono anche allevatori: Invictus Kb Font…
“Una storia particolare – ci conferma – cavallo allevato da noi, ovviamente con la collaborazione de Le Fontanette, la mamma è nostra, il papà è Ringo con il quale ci sono diverse analogie. Ringo è un cavallo che non è stato capito appieno da puledro sebbene avesse fatto intravedere il suo potenziale. Quando è arrivato da Ehlert era praticamente all’ultima spiaggia e poi finalmente è esploso con i risultati che conosciamo. Invictus quando ha iniziato il training non era tra i più stimati del pattuglione di Tiberio Cecere, poi però è progressivamente migliorato, ma ti assicuro che i risultati che ha avuto sinora li ha avuti portandosi dietro una serie di problemi soprattutto articolari, di crescita, che non lo hanno fatto esprimere al 100%. Anche quel suo modo di andare con la testa storta è figlio di questa situazione. Posso dirti che come Ringo è un cavallo freddo e questo ci incoraggia. Ora sembra aver trovato un punto di equilibrio. Faremo questa corsa ovviamente sperando nel miglior risultato possibile, ma sono certo che è a tre anni che esprimerà il meglio. Intanto ci godiamo il fatto di essere qui di nuovo su un palcoscenico importante.”
Ne parli con tanta passione…
“Quella c’è sempre e poi non ti nascondo che con Invictus ho un legame particolare perché di fatto l’ho attaccato e lavorato molto soprattutto nel periodo in cui Tiberio si era infortunato. Mi alzavo tutte le mattine in pieno inverno molto presto per andarlo ad attaccare prima di andare al lavoro, per cui ogni volta che corre lo sento di più.”
Facciamo un passo indietro, come nasce il sodalizio con Gianni Pino?
“Nasce sulle tribune del vecchio San Siro. Vedi, io da ragazzo giocavo in una squadra che era affiliata con il Milan, mi capitava che mi dessero dei biglietti per andare a vedere le partite, ma da buon tifoso interista non mi interessava, così li rivendevo e me ne andavo all’ippodromo del trotto. Lì ho conosciuto Gianni che un tempo faceva l’artiere, ha lavorato anche con Edy Gubellini, e quindi aveva un occhio abbastanza tecnico. Diventammo grandi amici, poi lui intraprese un’altra strada professionale, ma ci vedevamo all’ippodromo: lui aveva la Pin Stable che poi aveva dismesso, io i colori come Scarton con mio padre Bruno che è sempre stato un grande appassionato, e alla fine abbiamo deciso di unirci fondando la E.V.A.M che prende il nome dalle iniziali dei nostri quattro figli, Emanuele, Viola, Mattia e Alessandro. Abbiamo cercato sempre di completarci: lui che capiva molto di morfologia e di vita di scuderia era più smaliziato, io che ero un fanatico delle genealogie. Il primo cavallo che abbiamo comprato assieme è stato Delirium Ac alle aste, poi ne sono venuti altri tra cui Farsalo Egral che è stata poi la mamma di Ringostarr Treb.”
Si potrebbe dire che quando si vince un qualcosa di veramente importante come è accaduto a Marco Scarton poi è difficile continuare a stupirsi, ma alle emozioni non ci si fa mai l’abitudine… è l’ippica. LM


