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Paolo Ferretti… Non è mai troppo tardi!

La teoria del Maestro Manzi che negli anni ’60 alfabetizzò gli italiani grazie alla televisione è valida in tanti campi. Nel nostro caso anche nell’ippica. Prendete Paolo Ferretti, quasi 80 anni, consulente finanziario. Bolognese di nascita, lombardo di adozione. Proprio domenica scorsa, dopo una vita nell’ippica ha vinto il suo primo Gran Premio grazie a Irma Ferm. Solo sei corse in carriera, quattro vittorie, una gioia e una soddisfazione immensa.

“E’ vero… ce n’è voluto del tempo, ma alla fine è arrivato… e pensare che in fondo tutto è accaduto con una cavalla che in pochi volevano. Sai, all’epoca, al contrario di oggi, The Bank non era uno stallone molto considerato. L’allevatore Claudio Canavesio mi disse di andarla a vedere e quindi con Mauro Baroncini, cui da tanto tempo mi lega un rapporto di stima e amicizia, ci recammo all’allevamento e la portammo via davvero per un prezzo conveniente. Il resto è storia.”

La storia ippica di Paolo Ferretti sembra quasi un romanzo d’appendice fatto di tanti corsi e ricorsi che in fondo uno si stupisce che il primo Gran Premio sia arrivato così tardi… Già uno che nasce a Bologna in via degli Artieri, a pochi passi dalle Due Torri, sembra un po’ che abbia il destino già scritto. La famiglia; l’adolescenza tra L’Arcoveggio e Cesena. Poi l’amicizia e il lavoro con Danilo Fossati, quello del “Doppio Brodo” e della scuderia Reda, formazione mitologica del trotto milanese. “Mi sono trasferito a Gallarate vicino al casello dell’autostrada perché era il primo paese dove si forma poca nebbia”. L’apertura di scuderia dapprima in società con alcuni amici anche al galoppo perché la passione per il cavallo non ha confini. Insomma un percorso che ha avuto sicuramente un suo filo conduttore…

“Io amo dire che il cavallo è un essere superiore. Un esempio? Ci sono tanti monumenti equestri un po’ in tutte le grandi città del mondo, ma chi ci sta sopra spesso non è degno della medesima ammirazione. Per me l’ippica è una religione: pensa che seguo i cavalli si da quando ero piccolo, da bambino mia mamma mi ha fatto mangiare tanta carne di cavallo con la scusa che faceva bene alla salute. Appena arrivato all’età della ragione non l’ho più voluta… a 14/15 anni ero uno di quelli che comprava “il trotto” a ogni sua uscita.”

Oggi con il primo gran premio in bacheca cosa consiglierebbe a un neofita?

“C’è poco da consigliare: ci vuole anzi tutto tanta fortuna e non solo in corsa. Penso ad esempio a quei colleghi proprietari che a Torino non sono potuti scendere in pista per via della febbre che sta infestando i centri di allenamento qui al Nord. Poi ovviamente è importante affidarsi alle persone giuste. La vittoria di Irma Ferm è la risultante di tante ottime componenti che si sono mescolate tra loro: Prima tra tutti l’allevatore: Canavesio è uno che fa bene quel mestiere: a Torino ha vinto anche tra i maschi. Poi l’allenatore e in questo senso il team di Divignano è quanto di meglio si possa trovare. Il guidatore con Marco Stefani che è una garanzia. Insomma ogni tassello al posto giusto. In passato ho avuto altri cavalli buoni ricordo ad esempio Gladio D’Alfa che con Edy Gubellini vinse 29 corse e ottenne una trentina di piazzamenti, ma non vinse mai un Gran Premio. L’avevo chiamato Gladio in onore del Presidente Francesco Cossiga. Oggi a 29 anni è ancora con me al prato con un’altra cavalla che non ha fatto risultati in corsa, ma che ho tenuto. L’amore per il cavallo prescinde dai risultati che si ottengono in pista.”

Tifoso del Bologna, ma perché allora la giubba giallorossa?

“In onore di Roma, perché sono stato concepito nella Capitale dove si erano rifugiati i miei genitori durante la Repubblica sociale. Un attaccamento alla città è rimasto.”

Irma Ferm è l’esempio di gestione di un puledro quanto mai oculata. Una cavalla portata al massimo risultato alla sesta corsa in carriera nella giornata più importante. Ma poi in scuderia ci sono altri cavalli interessanti: Filly Mail, ad esempio, poi Green Fire di No e ora è arrivato anche Lorenz Ferm…

“Non tanti cavalli, ma cerchiamo di far bene. Ad esempio Filly Mail che si è piazzata pochi giorni fa a Vincennes e correrà ancora proprio il giorno di Natale quando saremo a pranzo con tutta la famiglia con qualche televisore ovviamente acceso.”

E Irma?

“Lei è una cavalla tranquilla; ha il vizietto di trare qualche calcio di troppo quando è in box, ma per il resto è duttile e maneggevole e lo si è visto in corsa. Mangia 30 carote una dietro l’altra. Ora l’ho portata in piscina… l’attendono almeno un paio di mesi di riposo poi riprenderà la preparazione per il circuito classico. Io vorrei rimanere a correre tra le femmine. Se poi un bel giorno sarà in grado di confrontarsi con i maschi vedremo.”

Anche per il confronto open del resto vale la regola del “Non è mai troppo tardi”! LM