
GERARDO PEPE: “Giotto mi ha scelto e insieme sognamo il Derby”
L’ippica è fatta di sogni, si sa. E quale sogno migliore di quello di cominciare ad essere proprietario di un cavallo quasi per caso e ritrovarsi con la possibilità di correre addirittura il Derby, la corsa di una carriera, magari da protagonista. È quello che sta accadendo a Gerardo Pepe, 29 anni, di Pagani vicino Salerno, e a suo fratello Alfonso, che si sono visti crescere tra le mani un gioiellino di cavallo come Giotto Grif, figlio di Nad al Sheba e Nuance Grif, allevato dal Grifone: due vittorie in gruppo 3 ad Albenga e Montegiorgio e il secondo posto, con tanto rammarico, nel Gran Premio Marangoni a Torino.
“È vero che si tratta di una storia particolare – conferma Gerardo Pepe – nel senso che, pur essendo appassionati di famiglia, con mio padre che ci portava all’ippodromo, l’idea di diventare proprietari è arrivata parecchio tempo dopo. Degli amici, Sandro Squitieri e Francesco Romano, hanno infatti un piccolo centro ippico a San Marzano Sul Sarno dove addestrano cavalli e dove di tanto in tanto lavora anche Gennaro Riccio. Io andavo quasi tutti i giorni a seguire gli allenamenti e il modo di lavorare. Fu così che mi decisi ad acquistare il primo cavallo, Tullio Grif. Niente di speciale, ma ci siamo fatti le ossa. Finché un giorno, parlando con gli amici, venne fuori l’idea di acquistare un puledro.”
E così è arrivato Giotto Grif.
“Anche questa è stata una storia particolare. Andammo con mio fratello in visita a Vigone, in allevamento da Roberto e Jacopo Brischetto. Con loro si instaurò subito un ottimo rapporto. Andammo a guardare un po’ di puledri. Accadde una cosa strana: da un lato, nel paddock, c’erano tanti puledri che stavano vicino a mio fratello, a Jacopo e a Roberto. Io ero in disparte, dalla parte opposta, e venne da me un solo puledro. Era molto bello e rimasi affascinato, al punto che quando andammo a pranzo chiesi informazioni su chi fosse quel cavallo. Tornati in allevamento lo vedemmo trottare sulla passerella e alla fine lo acquistammo. Posso dire tranquillamente che è stato lui a scegliere me, piuttosto che io a scegliere lui. Tra l’altro, di lì a poco sarebbe dovuto andare alle aste e invece rimase a casa.”
Anche la carriera è iniziata un po’ in sordina. Due secondi posti, ma comunque una grande regolarità di rendimento: in sedici corse disputate sinora ne ha mancate solamente tre, e nelle altre, quando non ha vinto, si è piazzato secondo.
“Quando lo abbiamo portato giù, chiunque lo ha visto o ci è salito sopra lo ha sempre descritto come un cavallo dai grandi mezzi, facile all’impiego. Mano a mano che ha iniziato a correre abbiamo visto che forse aveva qualcosa in più rispetto a tanti suoi coetanei. Finché a fine primavera è arrivato il momento di capire cosa volevamo fare da grandi. Abbiamo provato a mandarlo in allenamento da Alessandro Gocciadoro, sul conto del quale non c’è nulla da aggiungere, e i risultati sono stati subito ottimi: una vittoria a Torino, una a Napoli e poi i due Gran Premi di Albenga e Montegiorgio.”
In sulky, nelle ultime uscite, Federico Esposito.
“Un altro che ha creduto sin da subito nelle potenzialità di Giotto. Ha sempre detto che è un cavallo che fa tutto da solo e ha una grande intelligenza.”
Il secondo posto nel Marangoni a Torino, anche per come è venuto, è stata una doccia fredda?
“C’è rammarico, è ovvio, soprattutto per come è andata la corsa. Del resto lui è un cavallo che è quasi sempre stato costretto a costruirsi le corse. È accaduto anche a Torino: era passato e siamo stati beffati in arrivo. Peccato, perché vincere ci avrebbe risparmiato l’ulteriore impegno nelle batterie di qualificazione di Roma. Rimane comunque un’emozione grandissima, una scarica di adrenalina praticamente impossibile da descrivere.”
Il sogno però ne esce rafforzato.
“Ovvio che per noi già solo l’idea di essere partenti il 12 ottobre nella finale del Derby sarebbe qualcosa più di un sogno. C’è l’ultimo scoglio delle batterie. Non nascondo che puntiamo al successo, perché ci piacerebbe affrontare la finale con il numero in prima fila. Siamo convinti che possa giocarsi le sue chances.”
Questa è l’ippica, signori: un sogno che si rinnova sempre, giorno dopo giorno, corsa dopo corsa.
Luigi Migliaccio


