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Filiberto Lucisano, il karma e Cornelia Op: una storia quasi incredibile

Vai a vedere i casi della vita, specialmente quelli della vita ippica di ogni appassionato. Prendete quello di Filiberto Lucisano 83 anni già psicoterapeuta, ma soprattutto livornese purosangue e quindi, come tale, nato galoppista, ma poi trapiantato al trotto… “gli amici mi portarono a Montecatini a vedere le corse – racconta – è tutta colpa loro…” Quindi appassionatosi alle redini lunghe, al sulky, ma il karma non scherza ed allora ecco che i maggiori successi e le maggiori soddisfazioni arrivano si dal trotto, ma con la variante del montato, ovvero quella via di mezzo che sta tra il trotto e il galoppo.

Sarà il DNA, sarà il destino o quello che volete: fatto sta che “il nostro” è il proprietario della reginetta del trotto montato italiano: quella Cornelia Op che in carriera ha vinto ben 10 corse in questa specialità e quasi la metà delle sue somme vinte.

Fortuna? Intuito? Capacità? Probabilmente nella carriera di una cavalla del genere c’entrano un po’ tutte queste cose, ma, a sentire la storia del Signor Filiberto, l’ingrediente principale diventa indiscutibilmente il grande amore e la grande passione di un proprietario che non si è mai arreso anche quando le circostanze erano tutto meno che incoraggianti.

“Effettivamente la storia di Cornelia è un po’ particolare. Io e mia moglia abbiamo sempre avuto una grande passione e quindi abbiamo sempre tenuto un cavallo, così… per alimentare un sogno. Abbiamo avuto Fulmineo Op che ci ha tolto qualche soddisfazione, altri cavalli più o meno “riusciti”, ma ci siamo sempre divertiti. A me piace studiare genealogie, incroci etc, mi diverto…”

La storia passa attraverso un allevamento di riferimento: l’Op gia’ di Ottavino Poggetti e oggi di Sergio. E’ li che anno dopo anno i coniugi Lucisano si recano per pescare il loro… sogno.

“Solitamente noi andiamo quando tutti o quasi i puledri sono stati venduti. Cerchiamo ovviamente qualche cavallino per non spendere moltissimo. L’anno di Cornelia ci recammo in allevamento e c’era un gruppetto di femmine che andai ad esaminare. MI piaceva una cavalla che si chiamava Carlotta, anche per motivi di assonanza familiare del nome… ma mia moglie mi tormentava indicandomi un’altra cavalla che stava sempre un po’ in disparte. Una baia così chiara che sembrava quasi una saura. Chiesi informazioni, ma la genealogia mi convinceva sino a un certo punto. Ero restio… ma si sa in queste circostanze le mogli alla fine vincono sempre. Poi ad analizzarla bene avevo visto che aveva anche dei riferimenti a Bolgheri, una nonna che era stata da Dubois, e alla fine mi sono convinto.”

Lucisano aveva un rapporto di stima con Tiberio Cecere e quindi la cavalla finì da lui e da Carlo Ballotta che l’addestrò…  “Ma era una cavalla particolare, non stava mai in gruppo. Andavamo a trovarla. Per carità si muoveva bene, ma gli altri puledri andavano di più. Fece una qualifica da 1.19 con una rottura. Poi Tiberio mi disse che aveva un problema perché le si gonfiavano le grasselle e quindi non riusciva a scendere in pista. L’uomo di scuderia mi disse che era una cavalla che odiava il box e voleva sempre stare in paddock, ma soprattutto voleva contatto umano con l’artiere, il suo. A un certo punto una volta curata decidemmo di mandarla da Holger Ehlert che a quel tempo collaborava con Taldaoui El Moloudi. Holger dopo un po’ mi disse che non la voleva perché era troppo caratteriale, scalciava, tendeva a rovesciare i rotabili etc… El Moloudi provò a tranquillizzarla e in parte ci riuscì, ma il problema alle grasselle rimaneva. Stavamo per abbandonare l’impresa quando decidemmo di fare un ultimo tentativo con il primario della cinica di San Rossore che individuò il problema nei muscoli delle gambe anteriori e ci convinse a tentare una cura con cellule staminali. La malformazione guarì e provammo a portare la cavalla da Vincenzo Castiglia che in qualcjhe modo la mise in pista e cominciò a correre anche se il carattere era sempre bizzoso. Poi Vincenzo decise di tornare i Campania e allora andammo da Luca e Marino Lovera con i quali la cavalla fece il primo salto di qualità vincendo alcune corse…”

Ma il passaggio al trotto montato?

“Cornelia dopo una buona parentesi dai Lovera aveva ricominciato  a manifestare problemi caratteriali. Un giorno Andrea Scatolini che la seguiva mi chiese di provare a tenerla qualche mese per tranquillizzarla. Decidemmo di fare quest’ultimo tentativo. La cavalla rispondeva bene, ma ogni qualvolta si ritrovava costretta in box o anche dallo stesso sulky manifestava problemi di insofferenza. Così un giorno Andrea mi disse di provare a farla montare. C’era una ragazza, Francesca Donadio che volle provarla sotto la sella e mi disse che volava. A quel punto iniziò a correre al montato e devo dire che mi dispiace ancora oggi che la prima esperienza non la feci fare a Francesca, ma ad Alessio Vannucci con il quale però vinse una corsa in maniera davvero esaltante e a quel punto cominciammo ad intuire che potesse essere quella la strada giusta.”

Al montato la cavalla si è rivelata di una concretezza e una cattiveria, stavolta agonistica, fuori dal comune… “Pensi che una volta le diedero addirittura 60 metri di handicap, nemmeno Moni Maker arrivò a tanto… eppure lottò tanto da arrivare comunque terza.”

In sella c’era Antonio Monteriso che con lei ha un rapporto davvero speciale… “sono come due vecchi amici che di tanto in tanto si ritrovano e vanno a divertirsi, secondo me si fidano anche troppo l’uno dell’altra.Comunque il merito della grande intuizione va senza dubbio ad Andrea Scatolini. Lui l’ha finalmente capita. Vi si dedica, non la toglie mai dal paddock, in poche parole la asseconda e lei ripaga tutti noi in pista. Abbiamo solo il rammarico di non essere riusciti ancora a vincere una corsa in Francia: qualche buon piazzamento, ma da quelle parti la concorrenza è veramente dura, ma non disperiamo…” LM