
DEARROUGE E STEFANIA BALZANO: “Lassù qualcuno ci ama…”
Ci sono storie che vale sempre la pena di raccontare, perché sono quelle che ti fanno capire il motivo per cui questo è un mondo particolare con dei valori che vanno al di sopra del contingente dell’attualità…
La storia è quella di Dearrouge, una cavalla figlia di Varenne, e della sua proprietaria Stefania Balzano medico veterinario. La cavalla è balzata agli onori della cronaca dopo la vittoria nel week-end del Lotteria nella corsa intitolata alla famiglia Toniatti. Proprio Stefania ha voluto raccontare quello che è stato un percorso di amore e di ferrea volontà da parte di tutti i suoi protagonisti, a due e a quattro zampe. Si dice che chi lavora in ambito sanitario, siano essi uomini o animali, a un certo punto diventa vittima del cinismo. Siamo di fronte alla prova provata di quanto questo assioma sia spesso smentito dai fatti.
Stefania è una figlia… d’arte nel senso che il vero primo motore della passione ippica è stato suo padre, Vincenzo, medico con il debole per i cavalli…
“E’ vero, sarà una questione di Dna, ma io ho ereditato la passione da lui, ricordo ancora il primo cavallo che comprò: si chiamava Charleston. E’ nato tutto da li, anche la mia professione, perché sin da piccolina avevo deciso che in qualche maniera mi sarei occupata di questi splendidi animali. Da li a studiare veterinaria il percorso è stato naturale…”
Ma non è detto che un veterinario ancorché appassionato diventi proprietario…
“Forse, ma nel mio caso era inevitabile, vista la genealogia… (ride n.d.r.). La mia prima cavalla discreta è stata Sonia Jet, la mamma di Dearrouge, e già mentre era in corsa avevo programmato di metterla in razza e di avere un figlio di Varenne. Così quando smise di correre la mandai in allevamento da un collega, Raffaele Castaldo, e quando nacque una femmina a casa nostra eravamo tutti felici, in particolare mio padre perché abbiamo avuto sempre un debole per le cavalle femmine.”
E il nome da dove nasce…
“Questo è un aneddoto che mi fa pacere ricordare perché in realtà il nome glielo ha dato Salvio Cervone cui noi eravamo particolarmente legati da una grande amicizia. Un giorno gli dissi che era nata la puledra e che dovevamo dargli, appunto, un nome. Lui buttò giù una poesia e alla fine mi disse “La devi chiamare Dearrouge, Cara Rouge”. In fondo credo che lui da lassù la segua sempre con un occhio benevolo e, viste tutte le peripezie che le sono capitate, l’abbia in qualche modo protetta…”
Già perché Dearrouge sembra di fatto una predestinata…
“Io anche da veterinario non so quante altre cavalle avrebbero potuto superare quello che ha superato lei: a raccontarla sembra un romanzo. Dopo 15 giorni che era nata mi chiamano dall’allevamento per dirmi che la puledra aveva la febbre altissima, 41,5/42. Aveva contratto un’infezione polmonare da “Rodococcus Equi” abbiamo combattuto per oltre un mese tra la vita e la morte, ma alla fine ce l’ha fatta. Dopo un anno circa trasferiamo lei e la mamma in Toscana presso l’allevamento Ors e quando era quasi pronta per tornare a casa e iniziare a preparare la qualifica, ci chiamano per dire che aveva avuto in incidente con lesioni gravissime al posteriore destro. Lesione tendine flessore superficiale e profondo, legamento sospensore del nodello; si doveva decidere se praticare l’eutanasia o se provare a salvarla operandola. Ovviamente non abbiamo avuto dubbi; è stata portata alla clinica del Dott. Maggi e operata da Andrea Toto che ha fatto davvero un mezzo miracolo. Da li sei mesi di riabilitazione: due mesi in piscina, due di passo e due da treno. Anche qui mi corre l’obbligo di ringraziare pubblicamente il centro di allevamento Ors perché l’hanno seguita con una costanza e una dedizione difficile da trovare. Poi l’abbiamo riportata in Campania da Saverio e Filippo Gallo che hanno iniziato ad allenarla. Il 30 aprile di tre anni fa quando è scesa in pista per sostenere la prova di qualifica mi tremavano le gambe per l’emozione. Oltretutto non era mai stata in mezzo ai cavalli e quindi c’era anche un po’ di paura, ma invece lei dimostrò ancora un gran carattere e rese tutto semplice. Qualche giorno dopo Filippo Gallo cui vanno tutti i miei ringraziamenti possibili per come ha gestito la cavalla, per l’amore e la cura che le ha dedicato, mi disse: “E’ una cavalla fortissima, cervello e cuore d’oro… vi farà divertire”: aveva ragione… Ogni corsa che fa ci procura un’emozione fortissima. Abbiamo anche raggiunto la partecipazione in un gruppo 1 (il Royal Mares n.d.r.) con un quinto posto. Una cosa che un po’ di mesi prima non avremmo mai pensato neppure lontanamente.”
Una cavalla che poi in corsa si è rivelata regolarissima in 56 corse disputate, 14 vittorie, 33 volte sul podio, 44 comunque a premio, appena due o tre rotture…
“E pensa che, tanto per non farsi mancare niente, c’è stata anche una brutta caduta in corsa nella quale è rimasta coinvolta. Anche li, pensavo, francamente, che la sua carriera fosse finita se non altro dal punto di vista del carattere. Invece no: aveva riportato solo delle abrasioni al ginocchio, ma soprattutto non ne ha risentito mentalmente; è rimasta tranquilla. Pensa che oggi se la lasci nel paddock è capace di rientrare in box da sola…”
E adesso?
“Adesso ce la godiamo il più a lungo possibile, spero… ci saranno altre occasioni per vederla in pista con qualche gruppo 3. O forse anche più su, penso al Due Mari di Taranto ad esempio. Del resto, proprio per tutto ciò che ha passato, con lei sognare è facile… anche perché sono convinta che in fondo… Lassù qualcuno ci ama…
Luigi Migliaccio


