
ANTONIO D’ANGELO: FIGLIO D’ARTE… MA NON TROPPO
Recita un vecchio adagio… “chi nasce tondo, non può diventare quadrato…”. Il caso di Antonio
D’Angelo, figlio di Pier Luigi, nipote di Marco e Luca è di quelli fatti apposta per smentire certi
assunti popolari. Si può essere figli d’arte, e lui lo è al 100%, ma avere una personalità propria,
forte, capace, anche per la buona esperienza personale vissuta al di fuori dell’ippica, di cercare di
rinnovare quella passione che ovviamente non può non avere radici ataviche ancorate alla
famiglia…
34 anni il, il 27 settembre, prossimo papà visto che la dolce Sara darà alla luce proprio a cavallo
del suo compleanno il suo primogenito, Pier Luigi jr. oggi Antonio è un imprenditore affermato nel
campo energetico, ma è ovvio come le radici e la passione per i cavalli e il trotto non possano
essere dimenticate… La stagione estiva all’ippodromo del Garigliano lo sta scoprendo anche buon
protagonista in pista.
“Tutto nasce tanti anni fa, diciamo una trentina… appena sono stato in grado di essere
autosufficiente a 3,4 anni ho iniziato a seguire mio padre negli ippodromi intorno a metà degli anni
90 vinceva i primi gran premi, ricordo un “Allevatori” con Tabor Land Sm. All’epoca c’era
ovviamente anche mio nonno al quale ero legatissimo (così come lui a me) dal quale
indiscutibilmente è iniziata tutta la storia ippica della famiglia D’Angelo. E poi le serate al
Garigliano, in famiglia. Mi ricordo i primi Palii dei Comuni del Pontino riservati alle femmine… le
prime Tris… Era un’altra ippica, sembra una frase fatta, ma non è retorica; va ben al di la
dell’aspetto economico. Io parlo a livello di partecipazione. La gente, i proprietari… Quando ci
pensi un po’ di nostalgia e di tristezza inevitabilmente sale perché il confronto può essere
impietoso, ma bisogna guardare avanti e allora ti dico che, secondo me, la questione è che ci sia
una grandissima potenzialità purtroppo inespressa. Pensa ad oggi, soprattutto con i social, come
le immagini di un cavallo che corre, di un campione, possano diventare virali. L’immagine del
cavallo che corre è qualcosa di forte. Sai quante pubblicità ci sono state e ci sono che hanno preso
spunto dal cavallo? Purtroppo la constatazione è che oggi il mondo va troppo veloce per l’ippica.
Bisogna trovare il modo per rendere sostenibile il settore con delle attività collaterali perché solo
con i cavalli si fa fatica dal momento che i costi, anche imprenditoriali, sono troppo alti. Il settore
andrebbe razionalizzato. Da proprietario ti dico che ci sono zone dove fai fatica a comporre le
corse e altre dove invece non riesci a correre con il tuo cavallo, ma è una passione e la passione è
per natura antitetica alla razionalità.”
Verrebbe da pensare che il tuo percorso sia stato quello naturale del figlio di… invece non è
così…
“Il mio è stato un percorso totalmente staccato. All’inizio ho seguito l’ippica solo come
appassionato. Mentre studiavo legge ho avviato un’attività nel settore energetico, sia quello
tradizionale che quello dell’energia alternativa, ho costruito una mia indipendenza e dopo aver
ottenuto un minimo di risultati ho iniziato a guardarmi intorno. In quel momento ho iniziato ad
acquistare cavalli, non solo con papà, ma anche da solo (Epcot Bi). La vittoria nel Criterium
Partenopeo nel 2022 rimane una delle mie più belle soddisfazioni da proprietario perché arrivata
con un cavallo scelto e comprato da me. Diciamo che poi l’essere proprietario è stato anche un
modo per coltivare in maniera particolare, più intensa, il rapporto con mio padre che è sempre
stato forte di suo…”
Poi hai deciso di diventare gentleman, in fondo anche un po’ in ritardo rispetto a quello che
poteva essere l’ordine naturale delle cose…
“Avevo iniziato ad andare a fare prove la mattina e quando nel 2023 ho visto che era in uscita il
bando per il Corso Gentleman non ho avuto dubbi. Se sali in sediolo la mattina, e soprattutto non
hai paura, poi diventa una conseguenza quasi naturale. Ti dirò di più, finche non fai le prime corse
magari ti piace di più l’attività della mattina, ed è forse il motivo per cui una volta conseguita la
licenza ho tardato un po’ a scendere in pista con continuità. Poi però vai dietro l’autostart e capisci
che è un’altra cosa che l’adrenalina che ti da la competizione è ben diversa. Oggi il rapporto si è
invertito, mi diverte molto più correre che fare prove anche se è indiscutibile che lavorando qualche
cavallo la mattina riesci a migliorare molto e ti puoi concentrare su tanti aspetti.”
E, ippicamente parlando, il rapporto con tuo padre com’è. Conoscendovi non credo che
manchi il confronto…
“Mio padre è una persona autentica, non lo scopro certo io. Chi lo conosce sa che è uno che non
le manda a dire. Io ho il mio carattere per cui nella maggior parte dei casi si discute, qualche volta
si litiga anche, come si può litigare tra padre e figlio, ma ciascuno sa quando è meglio lasciar
perdere, magari può accadere che per due o tre giorni le telefonate si diradino (ride n.d.r.), ma, a
parte gli scherzi confrontarsi è uno stimolo continuo. Apparteniamo a mondi imprenditoriali diversi.
Ovvio che non posso pensare di avere le competenze di persone che lavorano da una vita in
questo settore, magari c’è la voglia di dare, quello si, un tocco di modernità, di innovazione… Li per
li sembra che non succeda niente, ma dopo qualche giorno ti accorgi che, senza dirti niente, ti è
stato a sentire…”
Che tipo di proprietario ti senti di essere…
“Io ho cercato di impostare la scuderia come una piccola azienda. Se non hai un approccio così
non riesci ad andare avanti. Il problema è che a differenza delle altre aziende, il risultato, anche
con il lavoro, non è garantito. L’alea è davvero molto alta per cui devi avere anche una certa
solidità morale per affrontare i momenti negativi. Poi devi essere sempre alla ricerca del cavallo
nuovo, del talento, oserei dire, nuovo. Quest’anno ho preso tre puledri con la lettera L. Ci vuole
quella propensione a non fermarsi mai sulle posizioni acquisite.”
Il 5 ottobre ci sarà il Federnat ad Agnano. Probabilmente sarai al via. Meglio una vittoria
personale in questa corsa o in un Gran Premio da proprietario…
“Ovvio… Dipende dal Gran premio… Se mi parli del Lotteria non ho davvero dubbi. Vedi, ricordo
come fosse ora il primo Lotteria corso da mio padre con Uber Alles Gar, era il 1999 l’anno della
vittoria di Remington Crown. Sono cose che non dimentichi: l’atmosfera, le emozioni… Alla fine
puoi dire quello che vuoi, possiamo discutere di ippodromi, montepremi proprietari, ma queste
sensazioni rimangono uniche e sono quelle che fanno la differenza. Aggiungo, però, che se non si
crea un evento adeguato ai tempi, i ragazzini di oggi non vivranno mai quelle sensazioni e quindi
non si appassioneranno. Quello che gira intorno alla corsa è più importante della corsa stessa. E’
tutto quello che c’è dietro che fa si che ci si emozioni sempre e comunque… Io mi auguro di vivere
quel sogno… Intanto il 5 ottobre ci sarà il Federnat, proprio in quei giorni dovrebbe nascere mio
figlio. Sarà un condensato di emozioni non facile da gestire, ma ci sto lavorando…” Luigi Migliaccio


